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Dicono di Sergio Mei…

Cristina Tonelli - scrittrice

Sergio Mei,
pittore itinerante,ma non solo.
è un amico e una persona dal cuore grande,
è colui,raro ormai,che si fa condurre costantemente dalla passione,
è colui che nel suo lavoro e nei suoi lavori,ci mette l’anima…

lo si può apprezzare nei suoi colori non eccessivi ma ben presenti,
nelle tinte da lui scelte, le quali tracciano un disegno armonioso ben preciso,
lo si può notare nei volti da lui rappresentati, i quali trasmettono armonia,grazia,e una vivace vitalità.
Sergio ha la capacità di amare e coltivare le sue opere proprio come figli,
ne cura l’estetica e la qualità in ogni dettaglio e ammiro l’armonia incantevole che ne esce fuori.

Auguro al mio amico Sergio di avere e coltivare sempre quel talento a lui assegnato,
gli auguro di non far mai seccare quella sua vena artistica tanto cara agli innumerevoli suoi estimatori,
e il suo viso bonario assieme ai suoi vispi occhi repentini mi fanno sorridere poichè sono lo specchio della sua anima altrettanto virtuosa,amorevole e positiva!
con grande e sincero affetto,
tua Cristina Tonelli.

Dott.sa Noemi Gambini - critico d'arte

Sergio Mei è l’artista che gioca tutto sulla presenza-assenza. Tutte le sue figure sono realizzate in positivo e in negativo, nella versione reale e quella immaginaria. Mei ha un segno deciso e tagliente, da cui traspare la sua passione per il disegno attraverso la quale pone sulla tela le sue gioie, i suoi dolori, e anche le sue suggestioni in un alternarsi di creazioni ideali e reali. Le sue figure vivono dei momenti di attesa da cui deriva un senso di tensione. I colori sono decisi, stesi a campiture nette senza sbavature o sfumature. Tutto nell’arte di Sergio Mei è sinonimo di calma e riflessione.

(Dott.ssa Noemi Gambini critico d’arte, Osimo 1993)

Prof.Franco Battistelli - critico culturale e Direttore della Biblioteca Federiciana di Fano

“…Nelle ultime opere, Sergio Mei è orientato verso un più fine figurativismo senza per altro abbandonare quel suo stile pulito, forte e deciso, tipicamente personale che si risolve, in definitiva, in una pittura del tutto nuova, moderna ed attualissima. olti ed ombre carichi di misticismo, presenze ed assenze in un mondo dal quale l’artista non può ne vuole estraniarsi, ma di cui è pienamente consapevole. In ogni quadro un messaggio d’amore, una luce straordinaria che dal magma esterrefatto dei segni, sotterranei alla vasta campitura dei colori accesi e inebrianti, irrompe e s’irradia fuori dello spazio ristretto della tela per investire prontamente l’occhio ed, ancor di più, l’animo di chi guarda ed osserva. Una ventata di gioia e di sofferenza, al contempo, nella struggente consapevolezza di essere strumento di un Dio sempre presente e misericordioso.”

(Prof. Franco Battistelli critico culturale e Direttore della Biblioteca Federiciana di Fano, Fano 1993)

Carmen Gazzola Lugli - critico d'arte

SERGIO MEI Fano (PU) “Nato a Fano ove vive e lavora in Via Vivaldi 9, dopo aver conseguita la maturità in ragionieria Sergio continua il suo sogno artistico dedicandosi ai suoi grandi amori, la pittura e la polifonia. Nell’arte di Sergio Mei vi è un suo modo personale, ecco perciò prevalere sui volti le varie suggestioni che la vita moderna imprime nell’animo di un artista oltremodo sensibile; le figure e i fiori, i suoi labirinti ben si adattano al suo temperamento. Si direbbe non abbiamai fretta quando dipinge e il suo colore è sempre in funzione di quel determinato momento; l’apertura alle emozioni genuine e segrete, e ai sentimenti più delicati, sviluppano la trama del soggetto trattato. Ecco perciò prevalere sui volti le varie suggestioni, ecco la gioia, la malinconia e la solitudine, sono di volta in volta l’espressione del suo mondo poetico. La labilità dei sogni, l’inconsistente e mutevole variare della vita, le gioie ele miserie hanno un altra dimensione e sono la risposta ai suoi interrogativi umani e sociali. Nelle figure si avverte un clima di attesa, un momento di rivelazione interiore, ne consegue un significativo rapporto fra emozioni, sentimenti, gioia, turbamenti e dolori. Finalmente un uomo che non vuole dimostrarsi diverso da quello che è: un innamorato romantico, un artista che non nega questo suo amore per la pittura. L’Artista conduce con fermezza un suo discorso, riecheggiante di note poetiche, sentimentali, ma incisive,più chemai aderenti a questa realtà che ci permettono di intuire a volte quando è il tempo di agire o di sognare, in un universo immenso e spirituale.”

(Carmen Gazzola Lugli critico d’arte, Rimini 1991)

Da PRAXIS Artistica, periodico d’arte, cultura, attualità . anno 16°, 1991

Dott.sa Alfreda Lauri - critico d'arte

” Bagliori lunari” e “Fuochi fatui”, “Sogni e trasparenze”, nascono dalla profondità dell’animo, in un crescente continuo serrato, fino ad esplodere in una fantasmagoria di toni che, imprigionati nella griglia cromatica, si fissano fino a frantumarsi e a ricomporsi nello spazio sempre meno angusto del foglio. Ogni tessera di colore, assemblata e stratiforme, è un mondo a se, irrorato dalle sensazioni di un attimo o di tutta un’esistenza. E le sbarre di polveri dorate, rubate al sole, quelle d’argento, rubate alla luna, sono le esperienze, i condizionamenti della realtà e del sogno. E grandi croci emergono, enormi, nascoste all’occhio discreto, ma sempre presenti, a suggellare il patto con la vita, per ricordarsi la morte. Non semplici giochi di colore,dunque, ma infiniti mondi, pianeti illuminati dalle stelle del proprio essere. Impossibile trovarvi la forma o la figurazione: se essa è presente è pura regressione, legata ai fantasmi dei propri ricordi, è provocazione, forzatura, unità bidimensionale ed indefinita nel graffio della matita o nella macchia, come incidente che turba lo svolgersi naturale delle cose.E in esse la gioia è gioia vera e il dolore è vero dolore, come il viola è “viola” e il verde è “verde”. Questi colori dominanti, freddi ed infuocati al contempo, sono proiezioni ancestrali, ultimi residui di entità astratte solo nello stadiio visivo e caratteristica ricorrente dell’artista che si identifica, senza dubbio, nel primo. Una tempera intensa, tagliente, forte, perchè così vuol essere il colore impresso a pennello con lavoro certosino, falso masaico che ricorda Bisanzio, ripercorrendo una tradizione cromatica che dall’Arabia riporta sino agli artisti della Secessione Viennese, soprattutto agli sfondi dorati di Klimt. Una sfida alla convenzionalità e alla banalità del segno grafico, una lotta senza esclusione di colpi, in cui il colore uccide il foglio bianco o nero, e lo fagocita lentamente in una successione tonale che non è solamente emotiva. Una pittura attualissima perchè di grande effetto nell’impatto visivo, come lo sono le immagini del nostro tempo. Il suo, un discorso che è iniziato da lontano e che non avrà mai fine, perchè l’uomo è così.”

(Dott.sa Alfreda Lauri critico d’arte, Rimini 1991)

Da PRAXIS Artistica, periodico d’arte, cultura, attualità . anno 16°, 1991